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Percorsi a tema

Centro storico

Discendendo da Borgo Castello per via D'Annunzio si arriva nel cuore del centro storico della città, dove si trovano una serie di piazze scenografiche e di antiche strade fiancheggiate da chiese e palazzi.

PIAZZA CAVOUR.

La prima in cui ci si imbatte è Piazza Cavour, delimitata dalla lineare facciata del Palazzo degli Stati Provinciali, che ora ospita la Questura. Edificato nel 1200 ed ampliato nel 1500, il palazzo fu la sede dei "padri della patria goriziana", l'assemblea, di cui facevano parte rappresentanti della nobiltà, del clero e della contea, che amministrò per sei secoli la città e il suo territorio. Sulla piazza si affacciano altri antichi palazzi: la cinquecentesca Casa del Comune, con il caratteristico sporto ai piani superiori, dimora del Gastaldo; la Casa degli Ungrispach, una delle più antiche della città, in stile tardo gotico, sulla cui facciata spicca una targa con la data MCCCCXLI; le antiche case all'imbocco di via Rastello.

IL DUOMO .

Alle spalle di piazza Cavour si trova il Duomo, imponente edificio d'impianto quattrocentesco dedicato ai Santi Ilario e Taziano, che si affaccia sull'omonima piazza. L'interno conserva un aspetto seicentesco, con ricche decorazioni barocche, pregevoli altari del '600 e del '700, un pulpito settecentesco decorato a bassorilievi, la grande pietra tombale con l'immagine di Leonardo, l'ultimo Conte di Gorizia, morto a Lienz il 12 aprile del 1500. La pala nell'abside raffigurante la Vergine con i SS. Ilario e Taziano è di Giuseppe Tominz (1825). Dal fondo della navata destra si entra nella Cappella Gotica dedicata a Sant'Acazio, eretta dai Conti di Gorizia ed annessa al Duomo ai primi del 1400.

PIAZZA SANT'ANTONIO .

Attigua a piazza Cavour c'è Piazza Sant'Antonio, delimitata da un arioso colonnato, che un tempo apparteneva al chiostro di un convento fondato nel XIII secolo - come vuole la leggenda - da Sant'Antonio da Padova. Sulla piazza si affacciano due fra i più interessanti palazzi della città, il Palazzo dei Baroni Lantieri e il Palazzo dei Conti di Strassoldo.
Il Palazzo dei Baroni Lantieri, una delle più prestigiose dimore signorili goriziane, è composto da una serie di edifici costruiti a partire dal Medio Evo. La parte più antica è la torre duecentesca con ponte levatoio, appartenente alla cerchia di mura di Gorizia, che fu successivamente incorporata nella Schönhaus ("La casa bella"), dimora dei Conti di Gorizia. Fra i vari ospiti illustri che dimorarono nel palazzo, ricordiamo Pio VI, Napoleone, Metastasio, Da Ponte, Casanova e Carlo Goldoni, il cui padre era medico del Conte Lantieri.
Il Palazzo dei Conti Strassoldo, che ora ospita un prestigioso albergo, delimita il lato più lungo della piazza, di fronte al porticato, e deve il suo aspetto attuale ad un rimaneggiamento tardo cinquecentesco. Nel 1836 vi dimorò il Duca di Angoulême (riconosciuto dai monarchici francesi come re Luigi XIX), le cui spoglie sono sepolte - con quelle del padre Carlo X di Borbone, che pure si era rifugiato a Gorizia - nella cripta del Convento di Castagnavizza, ora nella vicina Slovenia.

VIA RASTELLO E PIAZZA VITTORIA.

Sempre del nucleo antico della città (che era delimitato da mura e fossato) fa parte anche via del Rastello, una delle più caratteristiche vie del centro.
Via Rastello, una volta, era chiusa da un cancello (il "rastello" da cui deriva il suo nome), che separava la città dal contado: ora è una caratteristica via pedonale che sbuca in Piazza della Vittoria, la più ampia della città, su cui si affaccia la Chiesa di Sant'Ignazio; costruita dai Gesuiti dal 1654 al 1767, è un'imponente costruzione che unisce armoniosamente stilemi del Barocco austriaco con un impianto tipicamente italiano.
A caratterizzarne la facciata (realizzata su progetto del gesuita austriaco Christoph Taucher intorno al 1720) sono due alte torri campanarie, coronate da cupole a cipolla.

Nella Piazza spicca la Casa Torriana, di origine cinquecentesca, oggi sede della Prefettura. Fra i molti ospiti illustri che vi abitarono, ci fu anche Giacomo Casanova, che vi soggiornò nel 1773 e che nelle sue "Memorie" racconta anche di questa sua sosta goriziana.
Al centro della Piazza si trova la Fontana del Nettuno, eseguita verso la metà del 1700 dal padovano Marco Chiereghin su progetto di Nicolò Pacassi, mentre davanti alla Chiesa di Sant'Ignazio si trova la Colonna di Sant'Ignazio, donata dal Conte Andrea di Porcia e qui collocata nel 1687.


DA VIA CARDUCCI A PIAZZA DE AMICIS.

Da Piazza della Vittoria, verso via Carducci ecco lo splendido cinquecentesco Palazzo Cobenzl Codelli, sede dell'Arcivescovado. Via Carducci conduce in Piazza De Amicis, dominata dalla facciata di quello che è probabilmente il più bel palazzo goriziano, Palazzo Attems Petzenstein, realizzato su progetto di Nicolò Pacassi e terminato intorno al 1754.

La facciata del palazzo - con un corpo centrale aggettante e due ali laterali - culmina con un'elegante balaustra decorata con statue. Imponente anche l'interno, sede dei Musei Provinciali.

IL GHETTO.

Sul retro di palazzo Attems si trova via Ascoli, cuore del Ghetto, dove la Comunità Ebraica goriziana si stabilì nel 1600. Ora, l'edificio più rappresentativo di quello che era un tempo il ghetto goriziano è la Sinagoga che custodisce anche il prezioso museo didattico della Piccola Gerusalemme sull'Isonzo, nel quale è possibile capire lo sviluppo nei secoli della comunità ebraica goriziana, le sue tradizioni e i suoi legami con la grande cultura mitteleuropea.

Da segnalare all'interno del Museo la sala dedicata all'opera grafica e pittorica di Carlo Michelsteadter.

CORSO VERDI.

Proseguendo lungo via Ascoli, si imbocca Corso Verdi, con lo splendido palazzo della Biblioteca civica. Palazzo Werdenberg che si trova in via Mameli, è ora sede della Biblioteca Statale Isontina. Edificato fra il 1655 e il 1747, dal secolo scorso ospita le raccolte librarie cittadine. Interessanti, dal punto di vista architettonico, le due logge con archi in pietra e lo scalone monumentale con stucchi settecenteschi.

Nello stesso incrocio sul quale si affaccia la Biblioteca, ecco la mole severa del complesso di Santa Chiara, risalente al Seicento, nelle cui sale saranno ricavati spazi per le attività universitarie, nonché l'attrezzatissimo Museo dell'Arcidiocesi, che custodirà una delle più significative raccolte d'arte e d'artigianato sacro dell'intera zona di Alpe Adria: il Tesoro del Duomo, o tesoro di Aquileia (con preziosi reperti di periodo medievale) e la cosiddetta donazione Teresiana.

 

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