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Venerdí 14 Dicembre 2018
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News ed Eventi

I BORBONI A GORIZIA

Dal 07 Novembre 2014 al 14 Novembre 2014

Gorizia fu la città dell'esilio per i Borboni e per l'ultimo re di Francia di questa casata che morì il 6 novembre 1836 nel Palazzo Coronini.
Carlo X e la sua famiglia sono sepolti nel monastero francescano della Castagnevizza a pochi metri dal confine.

L'itinerario dei Borboni offre una visione della storia affascinante che non molti conoscono.

ITINERARIO BORBONI.
I REGNANTI FRANCESI A GORIZIA

Un legame storico importante lega Gorizia alla Francia: Carlo Decimo di Borbone che nel 1832 scelse la nostra città per sé e la sua corte come meta del suo esilio. Fu sempre a Gorizia che egli morì, il 6 novembre del 1836. Con questo itinerario incentrato sulle dimore di questo re senza regno (Villa Coronini Cronberg, Palazzo Strassoldo, Palazzo Lantieri ed infine, il santuario della Castagnevizza, in territorio sloveno) si vuole offrire uno strumento per conoscere e apprezzare, in tutti i suoi aspetti, una parte poco conosciuta della storia d’Europa, e di Gorizia in particolare.

 

LA RIVOLUZIONE DEL 1830 IN FRANCIA, L’ABDICAZIONE DI CARLO X E L’ESILIO A GORIZIA

Succeduto al fratello Luigi XVIII, il nuovo re di Francia Carlo X di Borbone (Versailles 1757 – Gorizia 1836) si fece promotore, in politica interna, di azioni antiliberali che provocarono nel luglio del 1830 l’insurrezione trionfante delle “Tre Gloriose” giornate di Parigi.
Con la parte dell’esercito rimasta fedele, il re e la sua famiglia si ritirarono a Rambouillet, dove il sovrano e il delfino Luigi XIX firmarono la loro abdicazione in favore del nipote, il duca de Bordeaux, affidando al duca d’Orleans la luogotenenza generale del regno.
Costretto dunque a lasciare la Francia, Carlo X si trasferì inizialmente in Inghilterra, presso il castello di Holyrood in Scozia, dove trascorse due anni. Nel 1832 accettò l’invito, fattogli dall’imperatore Francesco I d’Austria, a stabilirsi nei suoi stati.
Raggiunta così Vienna il re e la sua piccola corte soggiornarono per alcuni giorni alla Hofburg, dopodiché proseguirono il viaggio per Praga dove si stabilirono nel sontuoso palazzo reale di Hradschin. Dopo aver trascorso quattro anni in Boemia, Carlo X decise di trasferirsi in una città dal clima più mite, manifestando nel contempo il desiderio di non uscire dai confini dell’impero asburgico. La descrizione lusinghiera delle bellezze della Valle d’Isonzo, fattagli dallo stesso imperatore Francesco I, facilitò Carlo X nel prendere la decisione di stabilirsi a Gorizia – facente parte a quel tempo del Litorale illirico – che divenne la residenza d’esilio per sé e per i suoi familiari, oltre che per un centinaio di connazionali. Lo stesso conte di Montbel, depositario dei pensieri del vecchio sovrano francese, confermava le attrattive della città: “Allora, data la reputazione della zona di Gorizia, la salubrità dell’aria e delle acque, il re si decise a ritirarsi più tardi in questo paese, a mezza via tra la Germania e l’Italia, e che riunisce i vantaggi di entrambi i climi”.

CARLO X DI BORBONE A VILLA CORONINI CRONBERG

Il 15 ottobre del 1836 il sovrano francese, accompagnato dalla sua corte, entrò a Gorizia attraverso il ponte sull’Isonzo, detto “ponte del Torrione”, prendendo residenza nel palazzo del conte Michele Coronini Cronberg al Grafenberg (ora viale XX Settembre). Queste le parole di Nicoletta Coronini che testimoniano la permanenza, nella dimora affittata dai suoi avi, del sovrano francese: “chi dalla Piazzetta alza lo sguardo verso il castello di Zingraf, vede le finestre dell’appartamento di Carlo X, ove il re ottuagenario, ossessionato dalla paura del colera, che lo seguiva di tappa in tappa nelle sue peregrinazioni attraverso l’Europa, passò gli ultimi giorni della sua agiata esistenza”. Carlo X di Borbone si spegnerà infatti a villa Coronini, stroncato dal morbo del colera, il 6 novembre del 1836. All’interno del palazzo, dove si trovano anche una ricca quadreria, una biblioteca, un archivio e varie collezioni, è conservata la cosiddetta “Stanza di Carlo X”, arredata con un gruppo di mobili che la tradizione vuole appartenuti all’ex sovrano francese. Nella stanza si trovano, oltre al salotto parigino in mogano, bronzo dorato e raso di seta – offerto dalla famiglia di Carlo X in cambio del suo letto di morte – dei mobili in stile Impero e Restaurazione. Degni di menzione risultano in particolare lo scrittoio con saracinesca a cilindro, caratterizzato da motivi desunti dallo stile Luigi XVI, che si ispira direttamente ai modelli dell’ebanista di fiducia dell’ultimo sovrano assoluto settecentesco, il celebre J. H. Riesener, oltre alla toilette attribuita all’ebanista parigino Jean Baptiste Gilles Youf, sopra la quale è posato l’orologio da tavolo con Minerva, opera di Pierre Philippe Thomire ed appartenuto ad Elisa Baiocchi, sorella di Napoleone Bonaparte. Nel medesimo ambiente, sulla parete a cui è addossata la console, campeggia un ritratto del re francese; si tratta di una copia di Vincent Poiret da un ritratto del Nesse, il quale a sua volta si era ispirato al ritratto ufficiale di Carlo X eseguito da François Gérard, ora conservato al Musée Carnavalet di Parigi.

Il palazzo Coronini è visitabile solo su prenotazione fino al mese di marzo. Per maggiori informazioni: http://www.coronini.it/

PALAZZO STRASSOLDO
DIMORA DEI REALI DI FRANCIA

Nel edificio sito in piazza Sant’Antonio furono ospitati dal 1836, per allontanarvisi solo nei mesi estivi, durante la villeggiatura a Kirchberg prima e Frohsdorf poi, il duca e la duchessa d’Angoulame (Luigi XIX e Maria Teresa, principi di Francia), Enrico duca de Bordeaux e la sorella Luisa Maria, figli dell’assassinato duca de Berry. La famiglia reale, qui alloggiata per più di un decennio, conduceva una vita austera e priva di fasti, nonostante ricevesse ufficialmente due volte alla settimana l’aristocrazia goriziana e i francesi residenti o di passaggio.
Il conte Clemente Coronini, colonnello e ciambellano del duca di Modena, ricordando i ricevimenti della famiglia reale a palazzo Strassoldo così scriveva al suo principale: “Avevano la bontà di rivolgere la parola in tedesco a chi non parlava francese ed erano con tutti infinitamente avvenenti. In quelle serate la regina e mademoiselle sedevano con le dame di corte, la duchessa de Blacas, la marchesa Nicolay, le contesse d’Argout e Montbel, attorno ad un grande tavolo dove lavoravano per i poveri e per le chiese. La regina pregava le dame che arrivavano di sedersi tra lei e mademoiselle e i signori di prendere posto a piacimento. Il re appariva un po’ più tardi e il duca de Bordeaux era presente durante tutta la sera”.
Nel 1839 il visconte de Larochefocauld, arrivato a Gorizia nello stesso anno, annotava nel suo libro di viaggio la disposizione degli appartamenti nel palazzo Strassoldo e le abitudini quotidiane dei reali francesi. Mentre la duchessa d’Angoulame viveva nelle stanze d’angolo, rivolte verso il cortile interno, il duca era solito ritirarsi in una camera da letto, dall’arredamento austero, affiancata da una stanza adibita a studiolo e dotata di una libreria con leggio. Nel prolungamento della medesima ala dell’edificio erano collocate anche le stanze di Luisa Maria, arredate con un “letto venuto da Parigi”, un tavolino da lavoro, una libreria e due quadri, uno raffigurante il duca de Bordeaux e l’altro la duchessa de Berry, oltre ad alcune piccole statue tra le quali un Ecce Homo.
Nel giardino ubicato dietro il palazzo, Enrico conte de Chambord, appassionato di arte militare, era solito al mattino dedicarsi al tiro al bersaglio, mentre nelle prime ore pomeridiane usciva per lunghe passeggiate nelle campagne circostanti. Maria Teresa invece si allontanava tutte le mattine del palazzo per ascoltare nel vicino Duomo la prima messa, mentre Luigi XIX soleva ascoltarla nella chiesa dei francescani alla Castagnevizza, dove era stato sepolto suo padre.

Il palazzo oggi è adibito ad hotel.

LA RESIDENZA ESTIVA A VILLA ATTEMS BOECKMANN

Nel 1875 Enrico V e la consorte, contessa de Chambord, ritornarono a Gorizia da Frohsdorf – viaggio che ripeteranno regolarmente nel corso degli anni successivi – per soggiornare per alcuni mesi nella villa che era stata prima di proprietà del conte Attems Sembler e successivamente del cavaliere von Boeckmann. L’edificio, ubicato lungo una stradina che si imbocca sulla destra di via Alviano, procedendo da piazza Sant’Antonio verso il Seminario minore, al tempo era dotata di appartamenti attrezzati per la stagione estiva, nonché di appartamenti più confacenti al clima della stagione invernale. La villa era inoltre immersa completamente nel verde, circondata da un giardino dalle variegate e lussureggianti essenze, da un parco ed una braida.

La villa non è visitabile.

PALAZZO LANTIERI OSPITA IL CONTE E LA CONTESSA DE CHAMBORD

Nel 1880 Elena Baronio di Valrosatta Lantieri, moglie di Taddeo Clemente, ospitò nella loro dimora goriziana Enrico V di Francia e la consorte Maria Teresa d’Este, arciduchessa d’Austria. Il soggiorno dei conti de Chambord al palazzo, considerato nella seconda metà dell’Ottocento dallo Czoernig come l’edificio che contiene “i più belli, numerosi e ricchi appartamenti”, è ricordato da una lapide di marmo nero, tutt’ora murata all’ingresso dell’edificio prospiciente piazza Sant’Antonio. Un quadro dipinto da Giuseppe Tominz, di proprietà dei baroni Lantieri, ritrae la contessa Elena con l’abito che la stessa indossò al ricevimento dato in onore di Enrico V, quando il duca festeggiò il suo diciottesimo compleanno a palazzo. Un anno prima della morte, avvenuta nel 1886, la contessa de Chambord fece erigere nel giardino di palazzo Lantieri una grotta, dove al suo interno venne fatta inserire una statua della Madonna, andata in un secondo tempo perduta e oggi sostituita con una copia.

Il palazzo è visitabile previo contatto con i proprietari.

LE TOMBE DEI BORBONI DI FRANCIA NEL SANTUARIO DELLA CASTAGNEVIZZA

Spentosi a villa Coronini il 6 novembre del 1836, Carlo X venne sepolto per volontà testamentaria nella chiesa del convento francescano di Castagnevizza, allora denominata “la piccola Saint Denis”. Pare infatti che lo stesso sovrano, colpito dalla vista magnifica del santuario, avesse espresso il desiderio di eleggerlo a sua ultima e perenne dimora. Provvisoriamente la salma del re fu deposta nell’avello dei Torriani, dove in seguito furono accolti anche il figlio Luigi Antonio (1775 - 1844), duca d’Angoulame, la moglie di questi Maria Teresa di Francia (1778 – 1851), figlia di Luigi XVI e Maria Antonietta, nonché la loro nipote Luisa Maria (1819 – 1864), sposata Borbone Parma, già reggente del ducato di Parma e Piacenza. Fu solo verso la metà del 1883, per volere di Enrico V conte de Chambord – nel frattempo gravemente ammalatosi a Frohsdorf – che venne fatta costruire sotto l’altare maggiore della medesima chiesa una nuova cripta capace di contenere sei sarcofagi. Terminati i lavori per la costruzione del sepolcro, con l’inumazione di Enrico V (1820 – 1883) vi vennero lì trasferite anche le altre quattro salme dei Borboni, la cui disposizione, attualmente preservata, vede sulla destra, entrando dallo stretto corridoio, al centro il sarcofago di Carlo X ed ai lati quelli del duca e della duchessa d’Angoulame; sul lato opposto, in posizione centrale il sarcofago di Enrico V, alla sua sinistra quello della sorella Luisa Maria, mentre alla sua destra è posto il sarcofago della contessa de Chambord, Maria Teresa degli Asburgo d’Este, duchessa di Modena (1817 – 1886). I sei sarcofagi ubicati nella cripta dalle ridotte dimensioni e con il soffitto a volta, poggiano tutti su un basamento marmoreo. Cinque di essi, dotati di elementi zoomorfi di sostegno, sono stati realizzati in stile Impero ed eseguiti in marmo bianco d’Aurisina dallo scalpellino goriziano Ussai, mentre il sesto sarcofago, lavorato da un artista veneziano, è interamente di metallo. Nella nicchia, posta lungo il cunicolo che conduce al sepolcro dei Borboni, è deposta invece la bara di Luis Pierre, duca de Blacas e marchese d’Aulps (1771 – 1839), già ministro e consigliere intimo di Carlo X, che dispose alla sua morte di venire sepolto accanto alla tomba del sovrano francese. Le spoglie dei Borboni si preservano indenni alla Castagnevizza anche dopo gli eventi bellici del 1917, quando la chiesa ed il convento furono ridotti in ruderi. Il governo di Vienna dispose allora di iniziare la riparazione dei due edifici, così i sei sarcofagi furono trasferiti all’interno dell’Austria per interessamento dell’imperatrice Zita, nata principessa di Borbone Parma, nipote di Luisa Maria e del principe Don Jaime del ramo Spagnolo dei Borboni.
Nel 1924 poi, su iniziativa del Comune di Gorizia, venne chiesta la restituzione delle salme dei reali francesi e di quanto ornava le loro tombe. Fin dal 1917 erano infatti rimaste nel colombario del convento dei carmelitani scalzi a Doebling, mentre i sarcofagi si trovavano custoditi in un edificio secondario del castello imperiale di Schoenbrunn. Solo nel 1932 le salme dei Borboni ritornarono a Gorizia, dove furono tumulate nuovamente nella chiesa della Beata Vergine alla Castagnevizza (ora Nova Gorica, in Slovenia). Il santuario è facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni turistiche collocate a partire dall'ex valico confinario di Casa Rossa.

Il santuario e le tombe sono visitabili. Per maggiori informazioni: http://www.slovenia.info/